USA a cura dell'ufficio studi di Union Investment - Perdite dei corsi – I mercati azionari americani nel mese di novembre sono apparsi ancora molto deboli e hanno mostrato forti segni di sofferenza derivanti dagli strascichi della crisi del settore immobiliare e dei mutui subprime. Un ulteriore aggravamento dello scenario generale è stato provocato dalle cattive notizie giunte dal settore finanziario. Merrill Lynch ha alleggerito la propria esposizione ricorrendo a pesanti correzioni e per il quarto trimestre Morgan Stanley si aspetta un calo dei profitti di circa 2,5 miliardi di dollari a causa della crisi dei mutui subprime. Wachovia, la quarta banca americana in ordine di grandezza, ha annunciato a sorpresa di aver registrato in ottobre perdite per circa 1,1 miliardi di dollari su prestiti concessi nel settore mutui. Goldman Sachs ha poi aggiunto i titoli di Citigroup nell’elenco di quelli da vendere.
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USA a cura dell'ufficio studi di Union Investment

2007/12/10 15:29

Comunicato stampa dell'azienda:
Union Investment
Perdite dei corsi – I mercati azionari americani nel mese di novembre sono apparsi ancora molto deboli e hanno mostrato forti segni di sofferenza derivanti dagli strascichi della crisi del settore immobiliare e dei mutui subprime. Un ulteriore aggravamento dello scenario generale è stato provocato dalle cattive notizie giunte dal settore finanziario. Merrill Lynch ha alleggerito la propria esposizione ricorrendo a pesanti correzioni e per il quarto trimestre Morgan Stanley si aspetta un calo dei profitti di circa 2,5 miliardi di dollari a causa della crisi dei mutui subprime. Wachovia, la
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quarta banca americana in ordine di grandezza, ha annunciato a sorpresa di aver registrato in ottobre perdite per circa 1,1 miliardi di dollari su prestiti concessi nel settore mutui. Goldman Sachs ha poi aggiunto i titoli di Citigroup nell’elenco di quelli da vendere. Secondo Goldman Sachs, Citigroup nei mesi a venire dovrà fare i conti con storni per circa 15 miliardi di dollari.

E non è finita qui. Con la marcia indietro fatta sulle previsioni di crescita per il 2008 anche la FED ha contribuito a far lievitare il nervosismo dei mercati. Se ancora a giugno la banca emittente americana per l’anno prossimo prevedeva un aumento del BIP dal 2,5 al 2,8 per cento, le ultime stime sono scese a un semplice aumento che varia dal 1,8 al 2,5 per cento. Tutto sommato però non c’è un vero e proprio crollo del mercato statunitense. Un po’ di respiro è venuto infatti dal preludio della stagione degli acquisti natalizi che si è aperta come da tradizione il venerdì della settimana della festa del Ringraziamento e che ha registrato incassi inaspettatamente buoni.

Tutto sommato, la posizione migliore in questo momento è di valutare con molta attenzione i pro e i contro prima di muoversi sui mercati, specie se le prospettive restano negative. Il rapido avvicinarsi del prezzo del petrolio ai 100 dollari al barile ha ulteriormente innervosito gli operatori e la maggioranza degli investitori ora si aspetta un altro ribasso dei tassi d’interesse da parte della FED entro il mese di dicembre. Le ultime dichiarazioni del capo della FED Ben Bernanke e del vice presidente Donald Kohn hanno riacceso qualche speranza e grazie a ciò il Dow Jones Industrial Average (DJIA) é riuscito a raggiungere quota 13.372 punti base, anche se nel confronto mensile vi è stata comunque una perdita di circa il quattro per cento.

Gli strascichi e le ripercussioni della crisi dei mutui subprime continueranno a pesare sui mercati finanziari ancora per un bel pezzo e questo porterà a un inevitabile periodo di incertezza. Anche il prezzo del petrolio in continuo aumento continuerà a surriscaldare lo scenario generale, che ha già fortemente risentito delle cattive notizie degli ultimi tempi. In una visione a dodici mesi riteniamo che l’indice S*P 500 si attesterà sui 1.600 punti.



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