Il mercato monetario
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Comunicato stampa dell'azienda:
ogami
A fine ottobre il cambio euro/dollaro era a quota 1.45, mai così alto dalla nascita della moneta comune europea. Dall’inizio dell’anno l’euro è cresciuto del 10 per cento circa. Il maggior indicatore di questa tendenza è rappresentato dal ridursi della differenza nei tassi d’interesse tra le due aree economiche. Dopo le ultime manovre adottate dalla FED con la diminuzione del tassi la protezione nei confronti della moneta americana si è ridotta a soli 50 punti base mentre all’inizio dell’anno in corso era di ben 175 punti base. Poichè questa tendenza non dà segno di
arrestarsi, il dollaro potrebbe per il momento continuare a restare sotto pressione.
Sulla scia della debolezza del dollaro, tutte le valute dei principali Paesi legati al dollaro quali Giappone, Cina, Russia e India hanno fatto registrare delle perdite nei confronti dell’Euro. Dalla parte di chi ci ha guadagnato troviamo le valute ad alti tassi d’interesse (CZAR e BRL) e alcune valute scelte dell’Est europeo (PLN e CZK). Qui infatti si sono in parte registrati degli aumenti piuttosto chiari. Il dollaro canadese, per parte sua, può trarre un particolare vantaggio dall’attuale boom dei prezzi delle materie prime e a ottobre valeva più del dollaro americano, per la prima volta dal 1976.
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