I mercati azionari asiatici nel mese di marzo
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Comunicato stampa dell'azienda:
Union Investment
Dopo un inizio un po’ difficoltoso, nel mese di marzo i mercati azionari asiatici nella loro globalità hanno evidenziato una certa tendenza al rialzo. Anche qui la crisi delle Borsa americane si è fatta sentire e si sono temute forti ripercussioni che sono state però solo iniziali. Un ulteriore nervosismo nelle Borse asiatiche è venuto dal timore che il governo cinese stesse per adottare misure restrittive che avrebbero raffreddato i mercati. La ripresa poi ha premiato in modo particolare Indonesia e Singapore. Tra i titoli più ricercati in questi mercati si sono messi in luce quelli
del settore bancario ed edilizio. Tra gli altri titoli che hanno attirato l’interesse degli investitori ci sono state le materie prime in Indonesia e l’immobiliare a Singapore. Anche il mercato cinese ha seguito gli eventi favorevoli, dopo essere stato a febbraio sotto l’occhio attento degli investitori mondiali. Il mercato tailandese ha traballato, dovendo contrastare le turbolenze sorte nello scorso dicembre quando il governo ha cercato dei introdurre un controllo dei movimenti di capitali che è generato una perdita di fiducia negli investitori. Nel mese preso in esame si è quindi assistito ancora a una situazione difficile. La continua competizione commerciale nel settore della componentistica elettronica ha pesato sui margini di guadagno delle aziende che sono sovrappesate sul mercato, di cui rappresentano una quota consistente.
Ottimismo a lungo termine, ma aumento della volatilità a breve A lungo termine continuiamo comunque a essere ottimisti sugli sviluppo dell’area asiatica. Nelle Borse locali si riverserà un flusso globale di capitali in cerca di interessanti possibilità d’investimento e saranno in particolare gli Hedge e i fondi asiatici ad attirare l’attenzione. Il contesto generale macroeconomico resta immutato, con Cina e India che continuano a rappresentare la forza trainante della regione. Anche i positivi dati aziendali forniranno un importante impulso allo sviluppo. Ci sono però alcuni fattori che potrebbero frenare la tendenza positiva di questi mercati. Non bisogna dimenticare per esempio che, malgrado i positivi risultati aziendali, le società asiatiche devono far fronte ormai a costi più elevati, tra cui l’aumento dei salari. In una prima fase questo processo d’adeguamento può portare a una certa confusione sui mercati. Nel contempo, valutazioni troppo ambiziose rischiano di aumentare il nervosismo degli investitori. Un altro fattore di rischio per la crescita delle Borse asiatiche resta l’incognita sull’andamento del prezzo del petrolio. A medio termine dovremo quindi fare i conti con una crescente volatilità, anche se i mercati dell’Estremo Oriente a lungo termine restano interessanti, grazie alle loro potenzialità che li rendono obiettivi di buoni investimenti e rappresentano quindi un promettente campo d’intervento su cui puntare l’attenzione.
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